Alcuni Ricordi

 

Discorso del sindaco Walter Veltroni

In uno dei messaggi che ho letto in questo libro, è più giusto definirlo così, che la mamma ed il papà attraverso Paolo mi hanno fatto avere, c'è una frase che dice che le persone non scompaiono quando perdono la vita ma quando vengono dimenticate, ed è assolutamente vero.

Da questo punto di vista penso che per tutto quello che ho letto, per tutto quello che Paolo mi ha raccontato e per tutto quello che oggi la vostra presenza testimonia qui, Matteo non è scomparso.

È evidentemente talmente presente in ciascuno di voi da avervi spinto a fare una delle cose più belle che in questi quattro anni di lavoro mi sia capitato di vedere.

Questa, diceva Paolo, è una città meravigliosa, e lo è davvero, perché è una città che ha il cuore aperto, è una città generosa, in cui ancora se ci si può dare una mano ce la si dà; ma voi, lo vorrei dire ad uno per uno ai ragazzi che hanno riempito questo muro, avete scritto della vicenda di questa città una delle pagine più belle.

Succedono purtroppo tante tragedie, e viviamo in un tempo in cui si ripetono, e di tanta natura e di vario genere, però evidentemente attorno a Matteo, che doveva avere su di sé una luce particolare, attorno a Matteo si è determinata una tale catena di amore e una tale sensazione di vuoto da spingere ciascuno di voi a fare qualcosa per lui, a fare qualcosa per i suoi genitori, per suo fratello, per i suoi nonni, in fondo a fare anche qualcosa per se stessi, perché, la cosa meravigliosa, le persone che sono qui e che hanno indosso gli abiti di chi ha la meravigliosa fortuna di conoscere, di frequentare e seguire la propria fede, potrebbero testimoniarci meglio di chiunque altro come la meraviglia del dare, sia la quantità immensa di cose che si ricevono. Solo chi non dà non riceve.

Questo muro che diventa il nostro muro, il muro della città, e che questi due genitori il cui sorriso, il cui sguardo, la cui, uso una parola che non è pronunciabile in circostanze di questo genere, che non corrisponde alla verità ma corrisponde a quello che cercano di trasmettere, e questo è ancora più grande, la cui serenità, evidentemente figlia di una fede molto profonda, che credo sia stata buona compagna in questi giorni difficili, hanno a loro volta voluto rendere eterna, perché io non so, tra dieci tra venti anni, se queste parole avranno resistito fisicamente all'usura del tempo, però così sono eterne e saranno nelle vostre case e passeranno di mano in mano, circoleranno nelle classi e nelle scuole e magari lo potremmo fare avere in qualche altra scuola.

Noi cerchiamo di fare incontrare, ogni tanto, le famiglie delle persone che hanno conosciuto, diciamo, la signora Anastasia la più insopportabile delle tragedie, perché nel ciclo della vita c'è una naturalità di chi viene e di chi va; ciò che è accaduto a Matteo è quanto di più innaturale possibile.

E quando succede e ci sono tante famiglie a Roma nelle quali questo è successo, allora incontrarsi, parlarsi, scambiarsi le esperienze, è molto importante come è molto importante quello che oggi qui è stato detto, e cioè far vivere un'associazione culturale, fare una borsa di studio; nel caso di un ragazzo di Centocelle che ha perduto la vita e che era appassionato di musica, abbiamo organizzato dei concerti per i ragazzi; in qualche altro caso, di ragazzi appassionati di sport, abbiamo fatto delle gare nello sport; per Paola Bianchi, che, dicevo prima alla signora Anastasia, era una ragazza appassionata di Africa, abbiamo fatto una borsa di studio dedicata all'Africa. Per ciascuno di questi ragazzi ci deve essere un qualcosa che continua.

Io sono stato molto vicino alla famiglia di Marta Russo, la ragazza che, è uscita una mattina e non è tornata ed ancora non sanno perché; per quella ragazza, la madre ha organizzato una fondazione, un torneo di scherma, perché le piaceva la scherma, che dura da anni, e sono motivazioni, sono ispirazioni, sono continuazioni.

Queste parole che voi avete scritto e che sono veramente molto belle, io le ho lette in questi giorni e dai messaggi di una riga, persino i più semplici, quelli che ciascuno di noi è la prima cosa che avrebbe voglia di dire; ai messaggi più lunghi, a chi aveva un legame familiare, a chi stava a scuola, sono una testimonianza di qualcosa di grande in voi.

Non lo dico per questa circostanza, lo dico perché ne sono convinto, lo dico perché giro per le scuole, incontro i ragazzi spessissimo, perché conosco il lavoro che si fa nelle parrocchie, negli oratori, perché vedo quello che accade in tutte le occasioni in cui i ragazzi possono dirlo c'è una meraviglia di domande, di interrogativi che i ragazzi portano con sé e che bisogna fare solo esperienza.

Davide ha preso un impegno, contento di farlo, andremo insieme in Africa a fare un viaggio, quando faremo il viaggio con le scuole che vengono con noi per aprire una scuola che abbiamo aperto in Africa.

Io incontro centinaia e centinaia di ragazzi, ora credo di poter dire per fortuna migliaia di ragazzi a Roma, che una parte del loro tempo lo dedicano a qualcuno che sta male, stia lontano stia vicino, a qualcuno che sta male, cioè a qualcuno che ha bisogno di aiuto.

È una forma meravigliosa di egoismo sapere che si è felici o si è sereni solo nella misura in cui ci si occupa degli altri.

Quelli che pensano solo a se stessi sono destinati all'insoddisfa­zione, alla infelicità, a non essere mai soddisfatti, perché non basta mai e invece basta il sorriso di una persona in una condizione di disagio, basta una mano tesa, per fare la serenità di ciascuno.

Allora questo è il nostro muro: è il muro di Roma, è il muro dei ragazzi di Roma, il muro della solidarietà, della generosità, della creati­vità e dell'affetto dei ragazzi di Roma.

Quando se ne va una persona, una persona alla quale si vuole bene, si fa un vuoto; quante cose mancano, quante parole mancano, quanti sguardi mancano. Chiunque di noi abbia dei figli, io ne ho due, una delle quali ha l'età che aveva Matteo, sa che cos'è la meraviglia di qualsiasi gesto e di come l'assenza di quel gesto, sembri una voragine dentro ciascuno. E tuttavia, quel pieno che non si può riempire nel modo in cui era riempito dall'esistenza di un essere umano, viene però in qualche modo affacciato da tutti coloro i quali si aggrappano ai bordi di quel vuoto e per esempio fanno quello che voi avete fatto.

E sono sicuro che se voi l'avete fatto, l'avete fatto per amore per Matteo ma anche perché volevate testimoniare a questa famiglia qualcosa di particolare.

Io non ho conosciuto Matteo, ma dalle cose che ho letto in questo libro avrei avuto voglia di conoscerlo, perché avrei voluto sentirlo leggere “Romeo e Giulietta”, come ho letto nello scritto; perché a qualcuno aveva promesso che avrebbe fatto da autista, per le sue passioni calcistiche e allora qui, in questo luogo, che diventa il suo luogo, il luogo di tutti voi, allora lo salutiamo come ho visto che l'hanno salutato tanti ragazzi che hanno scritto e che hanno detto “BELLA TEXO”.